
ROMA - Alessandro Ortis, presidente dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas (AEEG) ha presentato ieri a Roma la "Relazione annuale sullo stato dei servizi e dell'attività svolta". Particolare attenzione è stata posta sulla forte crescita delle tariffe energetiche registrata negli ultimi anni, con aumenti in termini nominali del 41,1% per l'elettricità (22,3% reali) rispetto al 1999, anno di avvio della liberalizzazione del mercato elettrico, e del 17,9% per il gas (2,7% reali) rispetto al 2000.
EFFETTI SUL MERCATO - Il forte incremento del costo dei combustibili e la concorrenza ancora insufficiente hanno praticamente oscurato i risultati delle liberalizzazioni del mercato elettrico, mentre per quanto riguarda il gas la produzione nazionale ha continuato a decrescere, peggiorando ulteriormente la nostra cronica dipendenza dall'estero. D'altra parte, il prezzo del petrolio ha raggiunto i limiti di sopportabilità per famiglie ed imprese, e non accenna a diminuire.
EFFETTI SUI CONSUMATORI - In questo scenario, a pagare il prezzo maggiore sono le imprese, le utenze commerciali e quelle industriali, per le quali le tariffe sono ben al di sopra della media europea. Quanto alle famiglie, per quelle con bassi consumi il sistema della fascia sociale provvede a mantenere i prezzi al di sotto di quelli prevalenti nel mercato europeo, ma in generale le bollette italiane sono le tra le più alte del vecchio continente, in alcuni casi superando del 40% la media pagata dagli utenti di altri paesi.
CONCORRENZA - Sulla concorrenzialità del mercato italiano, sottolinea il presidente Ortis, pesano ancora le posizioni dominanti di due operatori principali, Eni per il gas ed Enel per l'energia elettrica. Per l'Eni, in particolare, si auspica una "separazione societaria" da alcune realtà della filiera di distribuzione, ovvero Snam Rete Gas e Stogit, la società degli stoccaggi. Ad Enel viene attribuito un potere di mercato ancora troppo forte, in grado di controllare i prezzi in determinati periodi e in alcune zone del paese.